LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DELLA CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE


 

 

OPERE DI RESTAURO E MESSA IN SICUREZZA DELLA CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE

 

É trascorso quasi un anno e mezzo dalla chiusura della Chiesa della Madonna del Carmine e dal successivo avvio del cantiere di restauro. Già qualche anno prima la caduta di alcuni frammenti di intonaco dalla cupola del presbiterio aveva portato la parrocchia ad installare un impalcato di protezione e, parallelamente, ad attivare una raccolta fondi per gli interventi di restauro dei soffitti e delle coperture, che in poco tempo aveva raggiunto la significativa cifra di 220 mila euro. Nel frattempo, però, le condizione di degrado si erano aggravate e nel gennaio 2019 la chiesa viene dichiarata inagibile.

Ad inizio aprile dello stesso anno ha inizio l’allestimento del cantiere con il montaggio dei ponteggi. In relazione alla disponibilità economica, l’intervento viene rivolto prioritariamente al restauro delle volte e delle coperture principali delle chiesa e completato da un servizio igienico e da alcune piccole opere per il superamento delle barriere architettoniche. 

A fine aprile il Ministero per i Beni e le Attività Culturali comunica l’assegnazione di un contributo di 100 mila euro “per lavori urgenti di messa in sicurezza e restauro del controsoffitto voltato e delle coperture”. Una cifra importante che, unita a quella raccolta dalla parrocchia, consente non solo di ampliare i lavori previsti ma anche di avviare una campagna d’indagine finalizzata alla valutazione della vulnerabilità sismica dei fabbricati ed al restauro della facciata principale. Il progetto viene pertanto rielaborato così da suddividere le lavorazioni a carico della parrocchia, sotto la direzione lavori dell’arch. Marco Merello, e quelle condotte dalla Soprintendenza con la direzione lavori del funzionario di zona arch. Fernando Fiorino. Direttore dei lavori strutturali è l’ing. Fabio Balliana, impresa appaltatrice Terna Costruzioni srl. Un unico cantiere, due committenti, un unico obiettivo.

Nel corso dei lavori non mancano le sorprese e i rallentamenti, non ultimo il Covid-19, a causa del quale il cantiere rimane chiuso per diverse settimane. Una volta scoperto il tetto del presbiterio emergono tutte quelle criticità prima non visibili e rilevabili: a causa di ripetute infiltrazioni e di un’esecuzione sommaria ed in economia delle coperture, le parti lignee delle strutture e del tamburo (la base della lanterna) erano interessate da un diffuso degrado e da marcescenza. Dal momento che coperture e cupola erano fra loro collegate, il degrado delle travi in legno d’abete ha prodotto lo schiacciamento e la fessurazione della volta sottostante. L’intervento ha previsto la sostituzione di tutti gli elementi degradati e nel contempo ha comportato un miglioramento dell’aspetto strutturale e di durabilità. La stessa lanterna è stata smontata pezzo per pezzo e rimontata sostituendo tutte quelle parti (lamiere e vetri in particolare) che ormai avevano i giorni contati.

Nelle coperture si sono verificati e restaurati gli elementi strutturali originali, integrandoli con un cordolo perimetrale costituito da un piatto in acciaio collegato alla muratura. Gli interventi realizzati nel complesso si configurano come “intervento di miglioramento” in quanto finalizzati ad accrescere la capacità di resistenza delle strutture esistenti alle azioni sismiche.

Le somme accantonate a seguito del contributo del Mibac e dell’esecuzione di alcune lavorazioni direttamente a carico di quest’ultimo sono state impiegate sia nelle indagini sia per la sostituzione dell’impianto di protezione dalle scariche atmosferiche e l’esecuzione degli interventi di restauro delle coperture del coro (transetto destro, cappella di San Giuseppe e vano retrostante l’altare). Gli interventi però non finiscono qui. La Parrocchia ha infatti intenzione di completare almeno il restauro di tutte le coperture, anche quelle del corpo di fabbrica che comprende la foresteria e la sacrestia e, se le entrate lo consentiranno, operare anche la messa in sicurezza del solaio della foresteria, dove i sondaggi hanno evidenziato numerose criticità. L’obiettivo è certamente quello di intervenire per conservare ma anche quello di consentire un uso, anche spartano, di tutti gli ambienti, un po’ come avveniva con i campi scuola degli anni ’50 e ’60. Del resto chi non vorrebbe poter trascorrere un po’ di tempo immerso nel bosco di pini e faggi che fa da naturale cornice al tempio e percorrendo i sentieri circostanti?

STORIA DELLA CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE

 

L’attuale Santuario della Madonna del Carmine è il risultato di più interventi costruttivi che si sono susseguiti nel corso dei secoli ed in particolare nel periodo compreso fra inizio Ottocento ed inizio Novecento. I dati e le informazioni emerse dalle indagini e dai restauri in corso hanno permesso di meglio comprenderne le vicende costruttive ed approfondire la conoscenza sia per fini conservativi che storici.

Secondo una relazione ottocentesca la chiesa viene edificata per un voto pubblico della popolazione di Miane in seguito ad una speciale grazia ricevuta, forse legata all’epidemia che colpì fra ‘500 e ‘600 la terraferma veneziana. Non si conosce la data precisa di fondazione, ma è presumibile avvenga fra il Cinquecento e la prima metà del Seicento: la prima attestazione della chiesa e della casa dell’eremita è infatti contenuta in una mappa veneziana del 1683 in cui si legge “Terra arativa con cella e chiesetta per heremita tra Val delle Conche e Val del Barcon”.

 

Successivamente il Romitorio viene regolarmente elencato tra gli oratori di Miane in cui si celebra la S. Messa e per i quali si richiede il controllo nelle visite pastorali.

Non vi sono altre informazioni fino al 1819 quando, con “grande concorso di popolo”, si decide di ampliare l’edificio che viene consacrato nel 1824 dal vescovo Jacopo Monico: a fine lavori la chiesa, di dimensioni minori dell’attuale, comprende l’aula, il presbiterio, l’abside e, forse, una piccola sacrestia.

Di lì a poco, nel 1828, viene realizzato il corpo di fabbrica a due piani che ospita la sacrestia. 


Nel 1841, come riporta la data incisa sulla chiave di volta della porta, viene eretto il campanile.

Tale fase costruttiva è ben rappresentata da un’ex voto (Per grazia ricevuta a Catterina Merlo-Bortolini il di 12 maggio 1849) che, oltre alla chiesa e alla sacrestia, raffigura anche la casa dell’eremita, il campanile (ancora con solo una cella campanaria) e la vecchia strada d’accesso. 

 

Fra il 1989 e il 1901 si lavora nuovamente sia nell’edificio sacro che nelle aree esterne: il monte retrostante viene scavato per creare un largo pas­saggio tutt'intorno alla chiesa che consente di ampliare il coro nella forma attuale con il transetto destro, la cappella di San Giuseppe e le stanze retrostanti l’altare. La nuova costruzione include anche una nuova scala interna in sostituzione di quella collocata nella sacrestia (la cui posizione originaria è stata rintracciata durante le indagini). Il presbiterio viene sopraelevato e completato dall’attuale cupola con lanterna. Un’iscrizione, rinvenuta durante i recenti restauri, conferma il completamento dei lavori nell’A.D. 1899. Gli interventi, che coinvolgono anche il sagrato, vengono condotti dal sacerdote Andrea Celotti, già arciprete di Corbanese, che si era ritirato a Miane per motivi di salute. Lo attesta l’epigrafe ancora leggibile nel presbiterio: “Andreas Celotti qui Corbanensi paroeciae digne praefuerat - aegra autem valetudine Mianis postremo se receperat - quo hic elegantior Chorus erigeretur - Aes obtulit anno MDCCCXCVIII”. Tale fase costruttiva si conclude nel 1901 quando il nuovo altare in marmo di Carrara con la nicchia della Beata Vergine viene consacrato da Sigismondo Brandolini, vescovo titolare di Orope e coadiutore del Vescovo di Ceneda.

Ma i lavori non finiscono qui. Pochi anni dopo, nel 1908, si interviene nuovamente nel campanile, che viene sopraelevato con un’ulteriore cella. Nello stesso anno, in seguito alla crescita della devozione per la Madonna custodita, si dà inizio ad un’ulteriore importante fase costruttiva che ridefinisce l’architettura della chiesa: l’aula viene sopraelevata ed ampliata, portando la facciata della chiesa in linea con la casa dell’eremita dove, conseguentemente, viene spostato l’ingresso principale. Una nuova gradinata in masegno conduce alla chiesa. Sulla facciata viene posta l'iscrizione VIRGINI DEIPARAE CARMELITANAE, l'epigrafe ERECTUM MDCCCXIX INSTAURATUM MCMXII e l'invocazione Regina Decor Carmeli ora pro nobis. In controfacciata è collocato l’organo Zavarise con cantoria. Nel soffitto dell’aula Vittorio Casagrande dipinge nel 1912 il grande affresco che raffigura la Madonna del Carmine con lo scapolare in atto di soccorrere le anime sante del Purgatorio. Si lavora anche nel sagrato e nel piazzale antistante, i quali vengono ampliati con la costruzione di un muro di sostegno realizzato con grossi blocchi ricavati dalla vicina montagna.

Negli anni ’60, in occasione dell'apertura di una colonia diocesana, mons. Candido Martin, arciprete di Miane dal 1962 al 1974, fa ritinteggiare l’interno e l’esterno e rende pienamente efficiente l'organo.


Ringraziamo l'arch. Marco Merello per questo prezioso lavoro di ricerca e ricostruzione della storia del nostro santuario dedicato alla Madonna del Carmine. 

Per chi fosse interessato ad ulteriori approfondimenti sulla storia del santuario e sui lavori di restauro e messa in sicurezza della sua struttura, è possibile partecipare a visite guidate gratuite, condotte dall'arch. Merello, che ringraziamo per la sua generosa disponibilità. 

 

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